CASH FLOW TAX

ottobre 27th, 2020|Articoli, Diritto civile|

La Cash Flow Tax è una proposta di riforma del Fisco realizzata dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini.

La riforma ha ad oggetto una revisione delle aliquote Irpef, ed affonda le sue radici nella volontà di eliminare il vecchio sistema dell’acconto e del saldo per approdare verso un metodo di pagamento di imposte e tasse più fluido.

Si tratta di un meccanismo di tassazione basato sulla valorizzazione degli incassi effettivi e delle spese realmente sostenute.

Si sostanzierebbe nell’applicazione dell’IRPEF su una base imponibile corrispondente al saldo tra le entrate e le uscite di cassa, tramite un sistema di liquidazione automatico e diretto, il cd. sistema del RID “rapporto interbancario diretto” che consente all’erario di prelevare la somma dovuta direttamente dal conto corrente del contribuente.

Tale progetto prevedrebbe l’abbandono dell’attuale meccanismo dei due acconti di giugno e novembre” a favore di un versamento mensile o trimestrale delle imposte sui redditi basato su quanto effettivamente si incassa, al netto delle spese sostenute per lo svolgimento della propria attività.

Si tratta di un sistema d’imposta che colpisce persone fisiche titolari di partita Iva, titolari di reddito di lavoro autonomo e reddito d’impresa.

Si tratta di una riforma con cui le Partite Iva potrebbero evitare l’attuale meccanismo degli acconti e dei saldi d’imposta che non rispecchiano l’effettivo andamento delle proprie attività.

Tra i vantaggi di questo nuovo meccanismo troviamo:

  1. La semplificazione del pagamento delle imposte, poiché viene evitato il meccanismo di doversi procurare una provvista per pagare le imposte in anticipo rispetto a un anno non prevedibile;

  2. Si evita a monte il sorgere dei crediti di imposta versati in eccedenza che il fisco dovrebbe poi rimborsare;

  3. Si risolverebbe il problema dei ritardi e dello slittamento sui rimborsi dell’Agenzia delle Entrate, in quanto si consente al fisco di poter prelevare l’imposta dovuta effettuando in automatico tutte le compensazioni e/o il riconoscimento di un credito per le successive scadenze;

  4. Inoltre, si avrebbe una liquidazione periodica mensile, che consentirebbe al contribuente di gestire quanto incassa e quanto spende in base all’effettiva attività svolta e su quel netto riuscire ad immaginare un’applicazione delle imposte; e all’erario di ricevere un flusso costante di entrate e non di “picchi”;

  5. In ultimo, la cd. Cash flow tax dovrebbe estendere il sistema di tassazione per cassa consentendo l’immediata deducibilità degli investimenti, invece di diluirla nel tempo con gli ammortamenti;

Da ricerche effettuata tra gli esperti, emerge un comune malcontento.

Sembra che la proposta di riforma abbia generato sin da subito dubbi e perplessità.

A detta di costoro la liquidazione per cassa non convince: il rischio è quello di complicare anziché semplificare, in quanto si passerebbe da 2 a 12 calcoli annui, con il conseguente aumento di costi e adempimenti per le partite IVA.

Inoltre, c’è da considerare che a causa dell’anno difficile per partite Iva dovuto alla crisi da coronavirus, gli acconti delle imposte sui redditi dovuto a Giugno e Novembre 2021, calcolati sul reddito 2020, saranno evidentemente bassi e quindi l’erario dovrà attendere il saldo di Giugno 2022 per incassare.

Ecco, dunque, che questo problema verrebbe a risolversi nel caso in cui si decidesse di passare al sistema di cassa, in quanto gli incassi per lo Stato sarebbero in tempo reale.

Quindi, in buona sostanza, la riforma fiscale porterebbe vantaggi solo all’erario.

Molti esperti ritengono che il cash flow tax possa, nel tempo, danneggiare coloro che svolgono un’attività professionale di lavoro autonomo o d’impresa, in quanto si assisterebbe ad una tassazione più frequente, mensile che genererebbe un sistema fiscale ancora più invasivo. In questo modo, oltre a non aiutare quest’ultimi, non si andrebbe neppure a compensare le perdite del fisco e a sostituire il sistema dei saldi e degli acconti che, a detta di Ruffini, creano problemi di liquidità.

Inoltre, questa proposta di riforma si rivolge a soggetti passivi, quali persone fisiche titolari di partita IVA, il cui reddito soggetto a tassazione non è dato dalla semplice differenza tra incassi e spese inerenti all’attività, ma è influenzato da altri elementi come gli ammortamenti, accantonamenti, plusvalenze e minusvalenze, e i numerosi limiti alla deducibilità di diverse spese.

Pertanto, potremo concludere dicendo che, seppur l’idea di partenza sia quella di pervenire ad un modello semplificato, si rischierebbe solo di generare un sistema fiscale precario.

Dott. Andrea Rega

Dott.ssa Ylenia Izzo

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