Bambino investito mentre attraversa la strada: condannata la mamma
Con la sentenza n. 29505/2018 la Sez. IV Penale della Corte di Cassazione ha affrontato il tema del reato di omicidio colposo.
La vicenda fattuale traeva origine da un tragico evento riguardante il decesso di un bambino di 3 anni che mentre attraversava all’improvviso la strada veniva investito da un’automobile.
All’esito del sinistro, il bambino perdeva la vita a causa dell’impatto letale avvenuto tra la propria testa e lo specchietto retrovisore esterno della vettura.
Conseguentemente, finivano sotto accusa non solo il conducente del veicolo ma anche la madre della vittima.
In relazione a quest’ultima, tanto il giudice di primo grado quanto la Corte territoriale ritenevano che ella avesse contribuito a cagionare la morte del figlio in cooperazione colposa con il conducente del veicolo e, pertanto, veniva condannata a 8 mesi di reclusione – con sospensione condizionale della pena.
A nulla valeva il tentativo della donna di ricorrere per Cassazione avverso la sentenza della Corte d’Appello di Messina in quanto la Suprema Corte riteneva evidente che “l’incidente occorso al minore durante l’attraversamento della strada fosse frutto della condotta della madre”.
Inoltre, i Giudici del Palazzaccio ritenevano che la donna avesse omesso di esercitare la necessaria vigilanza sul figlio al momento dell’attraversamento della strada nonché, non avendo utilizzato le dovute cautele come quella di accertarsi che non circolassero veicoli al momento dell’attraversamento, avesse avuto una condotta tale da configurare il reato di concorso in omicidio colposo.
Pertanto, la Corte di Cassazione rigettava il ricorso proposto e confermava la condanna della madre della vittima a 8 mesi di reclusione con sospensione condizionale della pena
Dott. Matteo Pavia

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All’esito del sinistro, il bambino perdeva la vita a causa dell’impatto letale avvenuto tra la propria testa e lo specchietto retrovisore esterno della vettura.
Conseguentemente, finivano sotto accusa non solo il conducente del veicolo ma anche la madre della vittima.
In relazione a quest’ultima, tanto il giudice di primo grado quanto la Corte territoriale ritenevano che ella avesse contribuito a cagionare la morte del figlio in cooperazione colposa con il conducente del veicolo e, pertanto, veniva condannata a 8 mesi di reclusione – con sospensione condizionale della pena.
A nulla valeva il tentativo della donna di ricorrere per Cassazione avverso la sentenza della Corte d’Appello di Messina in quanto la Suprema Corte riteneva evidente che “l’incidente occorso al minore durante l’attraversamento della strada fosse frutto della condotta della madre”.
Inoltre, i Giudici del Palazzaccio ritenevano che la donna avesse omesso di esercitare la necessaria vigilanza sul figlio al momento dell’attraversamento della strada nonché, non avendo utilizzato le dovute cautele come quella di accertarsi che non circolassero veicoli al momento dell’attraversamento, avesse avuto una condotta tale da configurare il reato di concorso in omicidio colposo.
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